I gioielli maledetti

///I gioielli maledetti

Erano gli splendidi ’90 ed io, giovin fanciulla, mi trovai assieme alle mie amichette del “sabato pomeriggio al cinema” a guardare il film di Robert Kurtzman, The Wishmaster – Il signore dei desideri.
Le mie amiche uscirono dalla sala molto prima della fine della proiezione, impressionate dalla pellicola, io, invece, uscii al termine dei titoli di coda, impressionata si, ma positivamente. In breve, il film racconta di un Djin, malevola, ingannevole e demoniaca creatura inferica nella Persia del XII secolo, rivisitazione della ben più positiva figura fiabesca del Genio. In dettaglio, il nostro simpatico Djin, invocato dal Re Persiano in persona, viene fermato dal proposito distruggere il mondo, così come a noi noto, dal Mago del Re, che lo imprigiona in un opale. L’opale viene, poi, sigillato all’interno di una statua.
Ai giorni nostri la statua, bella paciocca, arriva in territorio Americano, dove dura il tempo di un gatto in autostrada. L’opale passa, così, di mano in mano sino ad arrivare alle belle manine dell’eroina della storia, che, inavvertitamente, libererà il Djin dalla prigionia del mistico opale.
Finale, ottimamente, buonista: il cattivone, se la prenderà in quel posticcino e tornerà nel suo bell’opale e la nostra bella vivrà felice e contenta forever and ever. La pellicola, lungi dall’essere un capolavoro, diverte e merita sicuramente una sbirciatina. Detto ciò, gli eventi del film mi rimasero vividi in mente, il particolare dell’opale imprigionante su tutti, e mio padre, mi raccontò che nella storia “umana” vi è una lunga mitologia di racconti raccapriccianti su pietre preziose maledette, una su tutte quella che riguarda il Brilloccone (Diamante) Hope.

IL DIAMANTE HOPE
Difficile credere che una pietra così bella e con un nome così virginale abbia portato una tale sfiga, ma tant’è… Per chi non conoscesse la storia, l’Hope è un diamante di un colore blu profondo e di una caratura sconvolgente (ben oltre i 45 carati), parrebbe, di provenienza indiana.
La mitologia racconta di un mercante, barra avventuriero, barra ladro, francese che lo sottrasse dalla statua (sembrerebbe dall’occhio) della divinità indiana Rama-Sitra dal sacro tempio dove giaceva, attirandosi così la prima vagonata di karmica sfiga, cui seguì, ovviamente, l’evento morte.

Fattostà che il brilloccone passò nelle mani di, niente di meno che, il Re di Francia, Luigi XIV, che, ebbe la gran bella ideona di farlo tagliare a forma di cuore. Bene, il Re ed il figlio morirono, colpiti da tremende e dolorosissime malattie, sebbene in tarda età. Il monile passò, quindi, nelle mani di Maria Antonietta, e qui chissà che sarà successo…
La pietra fu, quindi, rubata dai gioielli della corona e, passando di mano in mano, portò a morte certa e cruenta qualsiasi suo possessore.
Arriviamo, così, nella Londra del 1800, dove il diamante venne acquistato dal banchiere Hope, che lo fece nuovamente tagliare e gli diede il proprio nome. Ovviamente, mal gliene colse, ma fu abbastanza lungimirante da sbarazzarsene ai primi infausti presagi.

La pietra si fece, quindi, diverse gitarelle fra Russia, Grecia e Turchia, sempre portando una sfiga immonda, fino a tornare, ai primi del ‘900, in Francia nelle manine del buon Pierre Cartier, il quale lo vendette in men che non si dica al miglior offerente.
Mal continuò, ovviamente, a cogliere qualsiasi possessore finché negli anni ’50 il gioielliere Winston donò il nostro brillocco al Smithsonian Institution di Washington, dove, forse, all’interno della sua bella techina, esposto allo sguardo del mondo, ha smesso con la sua personale vendetta. Chissà. Certo è che il parere tecnico dello Smithsonian Instution, sulla maledizione del Brillante blu, è lapidario:

Il Diamante Hope è davvero maledetto? I curatori del museo non lo credono affatto. Infatti, gli stessi hanno sempre pensato al Diamante Hope come ad una fonte di inestimabile fortuna“.
Io, da intramontabile credulona quale sono, penso, invece: “Ma manco se me lo regalassero!!!“.


Per chi volesse sapere cosa ne pensa l’ultimo “proprietario”, lo Smithsonian Institution:
http://www.smithsonianeducation.org/students/secrets_of_the_smithsonian/history_hope_diamond.html
http://www.si.edu/Encyclopedia_SI/nmnh/hope.htm
http://mineralsciences.si.edu/hope.htm

 

2018-10-02T11:38:48+00:00 25 settembre 2018|Curiosità|